Cosa voglio fare

Sostegno alle responsabilità familiari

Sono sempre di più i nostri concittadini che, all’interno della loro famiglia, vivono le difficoltà che la condizione di non autosufficienza o grave disabilità portano ad affrontare.

Spesso quelle stesse famiglie fanno già i conti con un bambino piccolo da crescere o un anziano da accudire. Dal 2005 al 2010 sono stati creati complessivamente in Regione più di 5.000 posti-bambino tra nidi, scuole, servizi integrativi e sperimentali.

Abbiamo inoltre costituito un fondo per la non autosufficienza utile proprio per far fronte a questa situazione a aiutare economicamente le famiglie che devono ricorrere a interventi o personale per accudire i loro cari. Sono stati più di 62mila nel 2009 gli utenti del Fondo, con 7.000 nuove persone prese in carico (6.100 anziani e 900 disabili).

Adesso dobbiamo fare di più.

Costruire un sistema fiscale e di servizi davvero fondato sulla famiglia.

Riconoscere pienamente quelle famiglie che si fanno carico direttamente di crescere un figlio, accudire un anziano, curare un malato. E che svolgono quindi una insostituibile funzione sociale ma anche economica.

Ad esempio rafforzare l’utilizzo dell’ISEE, il sistema che prende in considerazione la situazione complessiva della famiglia, dando più peso ai figli a carico nella valutazione della situazione.

Chi ha più figli deve pagare meno tasse e per questo intendiamo introdurre a livello regionale un indice correttivo che sostenga le famiglie dando sempre maggior peso al crescere del numero dei figli.

Ma importante sarà anche investire maggiormente sulla prevenzione, una sanità come la nostra che funziona bene ed è ai massimi livelli di eccellenza nazionale deve pensare anche di ridefinire alcune voci di bilancio dirottandole verso progetti che possano tutelare la salute in forma preventiva

Una Regione insomma che non solo sostiene economicamente, ma che prende per mano le famiglie e non lascia solo chi, della solidarietà, ne fa un modo concreto di vivere la quotidianità.
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Salvare le imprese per salvare l’occupazione

Imprese e lavoratori sono oggi sullo stesso fronte a combattere un nemico comune che si chiama crisi economica. Non c’è uno che vince e uno che perde in questa sfida.

Salvare le imprese per salvare l’occupazione, rilanciare il lavoro per dare continuità alle nostre aziende.

Quello che molti piccoli imprenditori della nostra realtà mi raccontano quando visito un’azienda è una quotidianità fatta però di troppa solitudine per affrontare le sfide gigantesche del mercato globale. E molti si domandano se vale la pena continuare a fare impresa.

Il punto è questo. Le imprese non vanno lasciate sole. E questo significa confermare le misure di sostegno economico, gli incentivi a chi investe, i finanziamenti alla ricerca e all’innovazione e le misure a sostegno del reddito.

Grazie all’accordo con le parti sociali che destina a lavoratori e imprese 520milioni di Euro sono stati evitati circa 40.000 licenziamenti.

Ma ora dobbiamo fare di più.

Dobbiamo favorire l’utilizzo del contratto di rete finalmente introdotto nella legislazione nazionale , tanto per le imprese manifatturiere che per quelle agricole o di servizio.

Favorire le aziende che insieme ad altre affrontano nuovi mercati, diversificano la loro attività.

Questo consentirebbe di avere più forza nello sviluppo di nuovi prodotti, più forza nell’accesso al credito (grande e irrisolto problema per le nostre imprese), più forze nella competizione sui mercati internazionale.

In rete le imprese farebbero crescere progetti innovativi, suddividerebbero i rischi e moltiplicherebbero le risorse. Con certezze nel medio periodo le aziende assumono, o non licenziano, e investono. Aprendo anche la possibilità di introdurre facilitazione per i team di imprese locali che possono offrire servizi alla pubblica amministrazione , primi tra tutti quelli legati al potenziamento della green economy.

Innovare per restare competitivi domani. La Regione Emilia-Romagna ha investito nella ricerca e nell’innovazione sulle imprese oltre 700milioni di Euro costruendo una rete di strutture dedicate a specifiche tematiche di interesse industriale: 46 laboratori di ricerca e 7 centri per l’innovazione, 1.800 ricercatori impegnati, dei quali 520 giovani nuovi ricercatori

Gettare un ponte tra imprenditori e lavoratori che consenta alle aziende di salvarsi e crescere e garantire il primo dei frutti che si chiede all’economia: il lavoro per i nostri cittadini, soprattutto quelli più giovani.
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